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L’ora senza pari del ristorante campari

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SESTO SAN GIOVANNI – Anni fa i bambini delle elementari venivano portati in visita alla villa. Per un giorno, quell’edifico maestoso sbirciato tante volte da dietro il cancello, veniva svelato in tutto il suo fascino settecentesco, insieme alla magia dello stabilimento dove producevano il famoso Bitter. La villa Casa Alta dei Campari, per circa un secolo sede di rappresentanza del marchio, ha da qualche giorno aperto le sue porte cambiando veste, ma mantenendo intatto il fascino di un brand sestese divenuto inconfondibile. Dopo una ristrutturazione durata otto mesi è nato il “Ristorante Villa Campari”. Arredo grigiobianco, minimalista e chic, piatti di qualità e un cocktail di eleganza nobiliare e red passion. Nella sala dei ritratti, dove erano esposti i dipinti dei dirigenti dell’azienda, ora ci sono le “pose” di Penelope Cruz, nel famoso calendario. Mentre nelle altre salette più raccolte non mancano i riferimenti agli artisti del futurismo che hanno accompagnato la storia del liquore: da Depero a Nespoli.

A questa atmosfera unica si aggiunge la garanzia di una squadra che di ville se ne intende: sono Lorenzo ed Enrico, insieme alle loro consorti Cristina e Rita, a Roberto, fratello di Lorenzo e Maurizio cognato di Rita, che già da anni dirigono il Caffè degli artisti, il ristorante di villa Zorn, nel cuore di Sesto.

E le coincidenze della vita hanno voluto che per Enrico Gironi questo fosse un ritorno. Suo padre è stato per 38 anni responsabile del personale dello stabilimento Campari di Sesto ed egli stesso ha poi lavorato per 15 anni negli uffici di Milano.

“Questo ricongiungersi a un passato di cui ho un bellissimo ricordo – spiega Enrico – mi inorgoglisce ed entusiasma. E’ una nuova avventura in un luogo stupendo, che permette a chi viene qui di immergersi in una dimensione completamente diversa, dove si sente il sapore della storia”. “Anche la proposta culinaria è interessante sia dal punto di vista della qualità che del prezzo – sottolinea Lorenzo Menoncin – con un menu, di carne e soprattutto di pesce, in continuo arricchimento”.

Lo chef Paolo Marchese approda al Ristorante Campari dopo anni alla guida delle cucine dei grandi alberghi milanesi, esperienze a Taipei, in Spagna e nel Caffé Milano di Miami Beach. Quella espressa in Casa Alta è una cucina “tradizionale leggermente rivisitata”, con la firma della frutta abbinata nei piatti. Per citare solo alcune voci del menu: dal “gran antipasto in villa”, una degustazione di antipasti come l’insalata di polpo con patate viola, olive taggiasche su gazpacho andaluso o code di gamberi marinati al lime e dragoncelli con emulsione di melone; a primi come gli spaghetti alla chitarra con vongole veraci e lime, il risotto alle pesche o il risotto con creme di peperoni dolci e scampi; per non parlare dei secondi di pesce come il cubo di tonno ricoperto da pistacchi di Bronte e morbido di Topinambur. La firma del brand si trova, oltre che nell’immancabile aperitivo, soprattutto nel risotto con pistilli di zafferano umbro con riduzione al Campari e nel rosso sorbetto al Campari.

Qualche giorno fa in villa si è tenuta anche la prima “cena futurista”, in abbinamento esclusivo allo spettacolo organizzato dalla galleria Campari per celebrare il centenario delle serate futuriste, in cui poeti, musicisti, pittori e ballerini univano le loro arti per celebrare la bellezza della modernità. Il menu della cena era rigorosamente tratto da un libro di ricette dello scrittore Filippo Tommaso Marinetti dal titolo “Un pranzo che evitò un suicidio”. Antipasto “Svegliastomaco”, “Boccone squadrista” e “Dolcemania”.

Perché “Ristorante Villa Campari” è anche questo. Tradizione e modernità. Legati insieme da quella elegante trasgressione di un brand al cui fascino è difficile resistere:

Se ciascun sorride lieto e la vita trova bella / Se ragione misteriosa a gioir ciascuno appella – diceva una canzoncina di Roger Dufas di un noto spot pubblicitario – Questa è ora senza pari, questa è l’ora del campari.

Fonte: www.nordmilano24.it

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